Giornata Mondiale della Salute Mentale 2017

Una persona su quattro ad un certo punto della sua vita andrà incontro probabilmente ad un disturbo della salute mentale. Nello specifico, si stima che più di 350 milioni di persone nel mondo soffrono di depressione - e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) prevede che questo numero sia destinato a crescere! La depressione è una malattia eterogenea che colpisce persone diverse in modi differenti e presenta un forte impatto sulla loro vita. Si manifesta attraverso una molteplicità di sintomi: emozionali, fisici e cognitivi (cioè difficoltà di concentrazione, difficoltà nel prendere una decisione, pensiero rallentato e ottundimento).

E come si traduce tutto ciò in termini economici?

 Il “World Economic Forum” e la “Harvard School of Public Health” affermano che l’impatto globale dei disturbi mentali in termini di perdita di produzione economica sarà di circa 16,3 trilioni di dollari tra il 2011 e il 2030. In Cina si stima una perdita di circa 4,5 trilioni di dollari a causa di patologie mentali.

Nell'aprile del 2016 il dottor Margaret Chan, Direttore Generale dell'OMS affermava quanto segue:

“Sappiamo che il trattamento della depressione e dell'ansia apporta vantaggi in termini di salute e benessere; ... il nostro studio conferma che ci sono vantaggi anche dal punto di vista economico ... Ora dobbiamo trovare un modo per assicurare che l'accesso ai servizi per la salute mentale diventi una realtà per tutti gli uomini, donne e bambini, in qualsiasi parte del mondo". Infatti, l'OMS ha rilevato che per ogni dollaro investito nel migliorare il trattamento della depressione e dell’ansia ci sarebbe un ritorno di 4 dollari in termini di migliori condizioni di salute e capacità di lavorare. Si stima che un incremento del 5% nella partecipazione e produttività della forza lavoro equivalga a 399 miliardi di dollari e il miglioramento della salute ne aggiunga altri 310 miliardi.

 

Garantire la salute mentale sul posto di lavoro: la parola all’esperto

Qui di seguito l’intervista al professor Fagiolini (Dipartimento di Medicina Molecolare, Università di Siena) che descrive l’impatto della patologia depressiva sul posto di lavoro

“I pazienti psichiatrici devono affrontare ancora molte sfide. Sicuramente non è più come un tempo, in cui venivano temuti e stigmatizzati, ma ancora oggi non tutte le persone conoscono realmente la malattia psichiatrica. Infatti, c’è ancora molta strada da fare prima che i diritti dei nostri pazienti vengano riconosciuti appieno. La malattia mentale non è una scelta, può invalidare la vita come qualsiasi altra grave malattia, ad esempio un cancro, un infarto, un ictus ma a differenza di molte di queste patologie, quella mentale può essere curata bene.

La qualità di vita dei nostri pazienti è determinata da molti fattori ed ogni intervento sul contesto esterno e sulle persone intorno ai pazienti è altrettanto importante e, certamente, non alternativo ad un trattamento farmacologico adeguato.

L’ambiente di lavoro diventa importante quando risulta eccessivamente stressante. Sul posto di lavoro passiamo la maggior parte delle giornate e del nostro tempo e quindi è inevitabilmente uno dei luoghi che più ci condiziona. I nostri pazienti, a volte, sono fragili e non riescono a reggere le condizioni lavorative stressanti e, di conseguenza, in molti casi, si verificano nuovi episodi di malattia. In altri casi, però, quello che influisce è la mancanza di un lavoro che, per molti pazienti, è ancora più stressante di quanto non possa esserlo un lavoro non ottimale. Oggi nell’ambiente lavorativo la depressione è, tra le malattie psichiatriche, quella più compresa ma nel breve periodo e cioè nella fase iniziale, quando una persona viene ascoltata e, in parte, compatita. Dopo un po’ di tempo, però, una persona sempre triste, sola, che non riesce a concentrarsi e che non riesce a produrre dal punto di vista lavorativo diventa un peso e molto spesso direttamente o indirettamente viene emarginata. Oggi non è pensabile credere che una persona affetta da depressione possa permettersi di aspettare un anno o due prima che la depressione passi da sola; anche nei casi in cui si verifichi, lascia cicatrici enormi e più la depressione è grave più la cicatrice è profonda, non solo in termini di perdita di un anno o due di qualità di vita, ma anche in termini di perdita di opportunità di relazione, di lavoro e di carriera.

Infine, bisognerebbe coinvolgere anche le persone che sono vicine ai pazienti, i loro caregiver, che siano marito, moglie, partner, genitori, amici o colleghi di lavoro. Queste persone devono conoscere la malattia, quali sono i sintomi e quali invece le abitudini che possono essere in qualche modo osteggiate. Quando al momento buono, grazie ai farmaci, alla psicoterapia o a qualsiasi altro intervento la depressione comincerà ad andare via, la persona depressa e aiutata delle persone care a ritornare ad una vita normale, ne uscirà prima e con più facilità”.

References
  1. World Health Organization (WHO). Depression Fact sheet N°369. Published October 2012. Retrieved from: http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs369/en/. Accessed June 2015.
  2. NICE. Depression in adults: recognition and management
  3. https://www.weforum.org/agenda/2017/04/7-steps-for-a-mentally-healthy-wo...
  4. http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2016/depression-anxiety-tre...
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