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Affrontare il bisogno insoddisfatto della disfunzione cognitiva nella schizofrenia

La metacognitività deve essere una componente importante della Cognitive Remediation Therapy (CRT) per affrontare efficacemente il problema della compromissione cognitiva nei pazienti con schizofrenia. “Pensare al proprio modo di pensare” aiuta i pazienti non solo ad imparare delle strategie, ma anche a sapere quando usarle e quando no.1

La compromissione cognitiva ha un impatto negativo sul funzionamento

La compromissione cognitiva nella schizofrenia ha un impatto negativo sul funzionamento e sulla qualità di vita, rappresenta un ostacolo per la riabilitazione ed è il principale fattore predittivo dei costi totali dell’assistenza sanitaria e sociale.2 Nonostante le conseguenze funzionali e sociali, pazienti e medici necessitano ancora di interventi efficaci, e questo importante argomento è stato discusso all’EPA2020.

Strategie terapeutiche

Gabriele Sachs (Medical University di Vienna, Austria) ha illustrato come la cognitività sociale sia un mediatore parziale tra neurocognitività e outcome funzionali, e sia già compromessa nelle fasi precoci della schizofrenia. Le strategie terapeutiche devono affrontare sia la neurocognitività che la cognitività sociale.

L’effetto dei farmaci antipsicotici sul funzionamento cognitivo è ancora poco compreso, ha suggerito Antonia Vita (Università di Brescia, Italia), con alcuni studi che mostrano un miglioramento e altri che dimostrano il contrario.3 In assenza di interventi farmacologici efficaci per trattare la cognitività, l’interesse si è rivolto verso la CRT.

Ruolo della CRT

La CRT utilizza principi scientifici di apprendimento per affrontare il deficit cognitivo. Til Wykes (King’s College London, Regno Unito) ha presentato una sintesi aggiornata delle 28 metanalisi su CRT e schizofrenia dal 2014, 25 delle quali hanno riscontrato un miglioramento significativo di cognitività e/o funzionamento e 20 delle quali un miglioramento dei sintomi.

Oltre ai pazienti con schizofrenia cronica, Merete Nordentoft (Università di Copenhagen, Danimarca) ha illustrato che la CRT ha mostrato benefici nei pazienti con primo episodio di psicosi4 ed è in fase di studio in quelli a rischio ultra-elevato di schizofrenia.5

Dal miglioramento cognitivo agli utcome funzionali

L’obiettivo per i pazienti non è solo aumentare i punteggi ai test cognitivi, ma migliorare gli outcome funzionali

L’obiettivo per i pazienti non è solo aumentare i punteggi ai test cognitivi, ma migliorare gli outcome funzionali come l’autonomia, le competenze acquisite nel corso della vita e l’avere relazioni soddisfacenti. Una recente metanalisi ha mostrato che la CRT ha migliorato gli outcome funzionali oltre a quelli cognitivi e clinici nei pazienti con schizofrenia.6

Le componenti cognitive misurate nei primi studi hanno spiegato solo parzialmente l’effetto della CRT sugli outcome funzionali7 e secondo Dame Wykes la metacognitività è l’anello mancante.8

Utilizzo della metacognitività in terapia

Importanza del terapeuta nell’incoraggiare i cambiamenti metacognitivi

Un gruppo di esperti ha prodotto recentemente white paper sulla CRT per la schizofrenia,9 identificando quattro tecniche fondamentali, che comprendono la metacognitività:

  • facilitazione da parte di un terapeuta
  • esercizio cognitivo
  • procedure per lo sviluppo di strategie di problem-solving
  • procedure per facilitare il trasferimento al funzionamento nel mondo reale

Wykes e colleghi hanno sviluppato il programma “CIRCuiTS” che integra il supporto metacognitivo nella CRT,10 e che ha mostrato un miglioramento metacognitivo nel tempo.11 Questo approccio prevede la definizione di obiettivi, l’insegnamento di un nuovo approccio ai compiti e la riflessione sul proprio pensiero, che possono essere integrati nella vita di tutti i giorni. Ha sottolineato l’importanza del terapeuta nell’incoraggiare i cambiamenti metacognitivi.6

Our correspondent’s highlights from the symposium are meant as a fair representation of the scientific content presented. The views and opinions expressed on this page do not necessarily reflect those of Lundbeck.

References
  1. Wykes T, Reeder C. Brunner-Routledge, London 2005.
  2. Patel A, et al. Schizophr Bull 2006;32:776-85.
  3. Albert N, et al. Psychol Med 2019;49:1138-47.
  4. Østergaard Christensen T, et al. Acta Psychiatrica Scandinavica 2014;130:300-10.
  5. Glenthøj LB, et al. Trials 2015;16:25.
  6. Kambeitz-Ilankovic L, et al. Neurosci Biobehav Rev 2019;107:828-45.
  7. Wykes T, et al. Schizophr Res 2012;138:88-93.
  8. Davies G, Greenwood K. J Ment Health 2018; 1-11.
  9. Bowie CR, et al. Schizophr Res 2020;215:49-53
  10. https://www.circuitstherapyinfo.com
  11. Cella M, et al. J Exp Psychopathol 2019;10(2):1-9.
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